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Le metamorfosi della Resistenza — 1 commento

  1. Festa della Nazione, Festa del Popolo italiano, Festa del Paese, Festa dell’Italia… molte le declinazioni possibili di una festa. Ognuna soggetta ad una difficile definizione del termine che segue.
    Nazione e Stato nazionale sono sinonimi o sono opposti tra loro?
    Noi di confine ne sappiamo qualcosa.
    Ad esempio dal cambiamento dello slogan sloveno ottocentesco da “”Svoboda Narodom!” (ai Popoli, alle Nazioni) a “Smrt fašizmu, svoboda narodu!” (al Popolo).
    Prešeren faceva nel 1884 un brindisi (Zdravljica) in cui questa parte è incorporata nell’Inno della Slovenia:
    “Živé naj vsi naródi, | Vivano tutti i popoli
    ki hrepené dočakat dan, | che anelano al giorno
    da koder sonce hodi, | in cui la discordia verrà sradicata dal mondo
    prepir svéta bo preganjan | ed in cui ogni nostro connazionale
    da rojak | sarà libero,
    prost bo vsak, | ed in cui il vicino
    ne vrag, le sosed bo mejak! | non un diavolo, ma sarà un amico!”
    La pace non è una resa, ma è un obiettivo. Possibilmente da costruire prima di fare la guerra.
    Poco simpatico parlare di pace imbelle dopo la seconda guerra mondiale. La guerra è stata pagata durissimamente, ma anche la pace ha avuto le sue vittime, con migrazioni di massa nel dopoguerra (tre milioni di tedeschi dai Sudeti, centinaia di migliaia di italiani dall’Istria…), con la perdita di libertà politica o con la supervisione della sovranità degli Stati.
    La Pace incombe già, come detto nel “Don Carlo”, ma per ora è “La Pace dei Sepolcri”.
    C’è un’alta Pace, ma anche la pace costa.

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