farmacia e Esselunga – CoronaMilano 1

13 marzo AdC (anno del coronavirus)

La farmacia è a 200 metri fuori casa. Mi azzardo a uscire con la mascherina d’ordinanza. Sul cancello condominiale mi accoglie un lenzuolo con una scritta un po’ sgrammaticata e un po’ incomprensibile. Probabilmente è opera di un immigrato che prova a incoraggiare gli altri condomini.

La scarpa sinistra ha sempre fatto uno strano rumore a ogni passo, ma non l’ho mai sentito camminando fuori da un ambiente chiuso. Invece, nel silenzio spettrale di questa Milano da Day After, a ogni passo sento il rumore della scarpa come se fossi chiuso in casa.

Al di là della strada vedo una lunga fila di clienti che cercano di entrare all’Esselunga. Intanto mi accodo nella mia fila per entrare in farmacia; si entra uno per volta e non vendono mascherine. Ognuno è distante dall’altro di 1-2 metri. Silenzio. Nessun bambino in giro.

All’ufficio postale lì vicino la coda è più lunga. Silenzio. Tutti i bar sono chiusi. Manca il rumore degli anziani che giocano a carte nel bar a fianco della farmacia. Fra le poche persone che si vedono in giro oltre metà indossa la mascherina.

Siamo a due passi dall’Ospedale Militare di Baggio, adattato per ospitare i malati di Coronavirus. Non so se è già pieno o se i letti sono ancora vuoti.

CORREZIONE UN'ORA DOPO IL POST
L'Ospedale Militare di Baggio è stato chiuso a causa di medici e infermieri contagiati dal Coronavirus


L'amico Roberto Ceriani è una persona curiosa e, come avrete visto dalle cronache di viaggio reperibili qui ha il gusto e la freschezza del raccontare. Per questa ragione gli ho proposto di pubblicare il suo viaggio nella Milano del coronavirus.