il buco delle trivelle

Ofelè fa el to mesté – si tratta di una esortazione dialettale della saggezza lombarda; la traduzione suona così: pasticcere, fa il tuo lavoro.

Sulla questione del referendum sono stato sostanzialmente zitto essenzialmente per una ragione: secondo me non ha senso chiamare gli elettori a pronunciarsi su questioni di dettaglio.

Le regioni imparino ad utilizzare meglio le istituzioni di raccordo esistenti (conferenza stato regioni) e la piantino con il conflitto inaugurato dopo la riforma del titolo V della costituzione del 2001: provvedimento assunto dal centro sinistra e sbagliato nel metodo e nel merito e che è servito solo ad intasare il lavoro della Corte Costituzionale.

La nuova versione della costituzione sistema alcuni aspetti di quel conflitto, ma non cambia la possibilità che almeno 5 consigli regionali possano indire referendum e, anche con la nuova costituzione, saremo d'accapo se non si ritrova da ambo le parti un po' di senso dello stato.

In punta di diritto tale referendum è di un corretto contrappeso nella ripartizione dei poteri tra stato centrale e regioni ma, in termini di fatto, abbiamo appena assistito ad una ripicca e a meno di miracoli nel funzionamento del nuovo Senato delle autonomie ci ricascheremo.

Il governo aveva modificato, in senso favorevole alla richiesta delle regioni, il dlgs (decreto legislativo) oggetto del contendere determinando la conseguente caduta delle richieste referendarie. Era rimasto aperto un solo punto, assolutamente secondario, su cui legittimamente esistevano opinioni diverse. Ragioni squisitamente di contrapposizione politica (incluse le concorrenze interne al PD) hanno portato al referendum.

Gli elettori hanno capito che c'era poco da capire e sono rimasti a casa; sarebbero rimasti a casa anche senza lo scontro istituzionale e le discese in campo pro e contro l'astensione che ci sono state. In effetti di questioni come quella del rinnovo delle concessioni in essere, il nostro sistema ne produce qualche centinaio l'anno e gli elettori ci hanno detto: " ma state scherzando?".

Lo hanno fatto prescindendo dal pronunciamento dei loro presidenti di regione e dalle maggioranze esistenti in quelle regioni e io spero che, almeno questo fatto induca, per il futuro, a qualche ripensamento e ad un maggiore senso dell'equilibrio.