1961-1964: gli anni di GS

III edizione – maggio 2024

don Vico Cazzaniga – il Vico

L’esperienza di GS (Gioventù Studentesca) ha segnato un pezzo importante della mia adolescenza ed è stata uno strumento di rottura-allontanamento dal mondo un po’ chiuso e tradizionale di Villasanta.

Non mi ricordo come sono arrivato ad incontrare quelli di GS, facevo la II all’Hensemberger, mi cominciavano a spuntare i peli sulla faccia, si muovevano gli ormoni e urgeva una riflessione e messa in discussione della esperienza cristiana che, all’oratorio, era ancora piena di riti e di frasi fatte.

Così, a differenza di mio fratello Sandro impegnato in oratorio, sono emigrato a Monza e ho trovato un mondo diverso: diverso il prete (don Vico Cazzaniga), diverso il modo di vivere l’esperienza cristiana (meno borghese, dicevamo), diversi i rapporti tra coetanei (maschi e femmine).

Penso che sia normale, in qualunque contesto, che le pulsioni al cambiamento, le inquietudini giovanili, inizino a concretizzarsi a partire dal proprio contesto di riferimento e il mio, tra Collegio e caratteristiche famigliari, non poteva che essere il mondo cattolico. Solo in alcuni momenti, caratterizzati da grandi cambiamenti culturali e sociali, come è stato il 68, si hanno le rotture brusche, gli improvvisi cambiamenti di stile di vita e di retroterra culturale. In Italia è accaduto nel ’68, ma qui sto parlando del 1962.

La sede di GS era all’imbocco della viuzza a destra del Duomo; qualche locale al piano terra e al piano superiore di fianco alla abitazione di uno dei canonici del Duomo (monsignor Cornaggia), e sul retro un giardinetto. Ma le riunioni più grosse, ed in particolare gli inter-raggi, si facevano nella struttura del Duomo in Sala Capitolare. Si costeggiava il lato destro della Basilica partendo dalla casa di don Vico e giunti in fondo (dopo aver costeggiato un convento di suore di clausura) si saliva per uno scalone alla sala Capitolare.

Don Vico è morto nell’estate del 2003 in circostanze misteriose a Medjugorje e il suo corpo è stato ritrovato solo nel 2005 in una zona abbastanza lontana dai percorsi dei pellegrini. Per i suoi funerali ci siamo ritrovati a Lomagna in tanti; persone che non si rivedevano da 40 anni e prima ancora per la celebrazione di una messa di amici preoccupati per la sua scomparsa.

Nei primi anni 60 era un giovane prete che gestiva l’oratorio del Duomo, appassionato di musica. Suonava l’organo e frequentava (non so con quale grado) il conservatorio. Questa sua passione ce la trasmetteva facendoci esercitare nel canto, anche polifonico: il canto gregoriano, le canzoni di montagna e il canto delle canzoni giessine scritte da Adriana Mascagni di Milano o prese a prestito dal mondo scout (Rossa sera a Belo Orizonte, Povera Voce, La Traccia di cui trovate il link per Youtube, …).


Povera voce di un uomo che non c'è
la nostra voce se non ha più un perché:
deve gridare, deve implorare
che il respiro della vita non abbia fine.

Poi deve cantare perché la vita c'è,
tutta la vita chiede l'eternità;
non può morire, non può finire
la nostra voce che la vita chiede all' Amor.

Non è povera voce di un uomo che non c'è,
la nostra voce canta con un perché.


La nostra voce canta un perché; ti sentivi parte di un progetto, di un comune sentire; l’adesione al cristianesimo era una scelta consapevole di vita e lo facevi confrontandoti con dei coetanei.

il raggio e il cineforum

Monza il Duomo e i nostri punti di ritrovo

Il raggio era una via di mezzo tra una riunione di autocoscienza e una assemblea democratica. Si chiamava raggio perché, per discutere, ci si metteva in circolo. Si faceva una volta la settimana, su di un tema stabilito nella settimana precedente. L’ordine del giorno e l’invito lo davamo nelle scuole riprodotto a ciclostile sulla metà di un foglio A4, ed è stato in GS che ho visto il primo ciclostile ad inchiostro. Ci si confrontava, si dibatteva e, alla fine, il caporaggio o don Vico tiravano qualche conclusione.

Il cineforum, il sabato pomeriggio, ma ce ne era una versione anche il venerdì sera, è stato un momento importante nella formazione culturale degli studenti monzesi di quegli anni. Il cinema dell’oratorio del Duomo (don Bosco) era sempre strapieno, con almeno 300 giovani in una atmosfera di assoluta libertà culturale. E dopo il film, una buona metà di quei giovani si fermava a discutere.

Il cineforum era a cicli sui registi e così ho conosciuto Eisenstein (la corazzata Potemkin, Ottobre, Ivan il terribile, Alexander Newsky, i cavalieri dell’ordine teutonico), Fellini (La strada, le notti di Cabiria, i Vitelloni, Otto e mezzo), Dryer (la passione di Giovanna d’Arco, Dies irae, Ordet), Lang (il dottor Mabuse, il mostro di Dusseldorf, Furia), Bergman (il volto, il posto delle fragole, sorrisi di una notte d’estate, il settimo sigillo, la fontana della vergine, il silenzio), il ciclo su Akira Kurosawa (con al centro i 7 samurai) e ovviamente il neorealismo italiano da Rossellini a De Sica, da Zurlini. a Monicelli. Una esperienza decvisamente formativa per la quale sono eternamente grato a GS e a don Vico che lo organizzava.

l’organizzazione

I riferimenti monzesi di GS erano:

  • Augusto Pessina (l’Augusto e basta) maggiore di un anno rispetto a me e di cui presi il posto come caporaggio dell’Hensemberger l’unico che ha continuato il suo impegno in  C.L. e le battaglie conservatrici sui temi della bioetica,
  • Giorgio Migliavacca (presidente) una facccia aperta sempre sorridente,
  • Angelo Colombo (responsabile cultura e un po’ eterodosso)
  • Nico Vailati che avrebbe sposato una delle sorelle Milanese (Luciana, ritrovata a biologia)

e, dopo i padri fondatori, quelli della generazione successiva:

    • Cristina Frigerio dello Zucchi, amica di infanzia di mia moglie, futura moglie di Augusto Pessina, un Alberto Cazzaniga, molto alto che ho ritrovato, assolutamente identico, come genitore di Chiara una mia alunna allo Zucchi nella seconda metà degli anni 90;
    • il nutrito gruppo del Frisi, dove insegnava religione don Vico: Guido Cazzaniga che abitava dietro via Vittorio Emanuele e la cui famiglia riparava radio e TV, Renzo Milanese (futuro prete) che stava sopra la stazione di Monza Sobborghi e aveva due sorelle in GS, Davide Capra piccolo e dalla barba rossa, sempre in attività, Giuseppe Galbiati futuro chirurgo, il mio più caro amico di quegli anni, ultimo fratello dei Galbiati della panetteria di San  Biagio a fianco della chiesa vecchia, Carletto Barlassina (medico che ho ritrovato anni dopo nel Movimento Lavoratori per il Socialismo), Antenore  Amati(campione di hockey a rotelle e molto amato dalle ragazze), Paolo Trojani (a casa del quale abbiamo fatto qualche festicciola in una villetta ai Cazzaniga)

Renzo MIlanese e Giorgio Migliavacca ad una delle serate per ricordare don Vico

    • il gruppo delle Canossiane: la responsabile della prima ora era Rosaria Gaggino, seguita da Mariarosa Mariani (amica di infanzia di mia moglie) con cui, tra alti e bassi, ci si continua a frequentare (ed ora, in Toscana abitiamo nella stessa frazione di Monticiano), la sua compagna di classe Gabriella Vedovati, che mi piaceva e che poi si è accasata con il Rino Panza e ci siamo ritrovati ad andare in montagna dalle stesse parti, Emanuela Colombo (che ritrovai docente di filosofia al Frisi)
    • i due fratelli Sanvito (Piergiorgio e Luisa, quest’ultima dalla vita avventurosa),
    • Gigi Colombo del Mosè Bianchi (futuro proprietario della libreria del Duomo) con cui ho fatto un po’ di viaggi verso Milano nei primi anni di Università ,
    • dell’Hensemberger Sem Cavalletti (mio amico e compagno di classe che però da GS andava e veniva così come Mario Calloni), Sergio Refaldi (compagno di classe), Roberto Contardi (ritrovato in AO), Giovannino Bertanza (futuro psicologo, caro amico di quegli anni e ritrovato per questioni di scuola quando facevo il DS all’Hensemberger), Carlone Oggioni, Diego Pellaccini, che veniva da Sesto, e tanti altri. Roberto Contardi è poi andato a lavorare alla Singer ed è diventato un dirigente della FIOM, Carlo Oggioni studiava lirica e, con il suo vocione già a 16 anni, faceva il basso. Chissa se ha fatto il cantante?
    • Non posso non citare una giovane Annina Pozzi delle Preziosine che mi piaceva assai ma che, con un sotterfugio, mi fu scippata dall’amico (?) Giuseppe Galbiati. Ci piacevano sia lei sia la Bruna (mia moglie) e mi propose un patto: tu mi lasci campo libero con Annina e io ti lascio campo libero con Bruna. C’era un trucco: Bruna era già impegnata, lui lo sapeva e io no (ma poi ci siamo ritrovati).

Ci veniva, anche se un po’ a fasi alterne, la mia futura moglie, Bruna Rovelli, del Mosè Bianchi che ho conosciuto allora. Ad un certo punto a GS si aggiunse GL (gioventù lavoratrice) animata dall’Ottavio Scalet (che ebbe un percorso molto eterodosso, dal movimento giovanile DC ai marxisti leninisti) e. da Carlo Varisco (sindacalista dei tessili ritrovato in AO) scomparso tragicamente qualche anno fa.

le tre giorni e don Giussani

I momenti topici, in cui si mischiavano socializzazione, vacanza ed esercizi spirituali erano di tipo residenziale e si facevano sia nelle vacanze di Natale, sia in quelle estive.

a Varigotti con don Giussani

Per quei tempi era una gran bella novità: giovani di entrambi i sessi facevano vita comune per alcuni giorni in un mondo in cui, per dirne una, persino la comunione si faceva su file separate (gli uomini da una parte e le donne dall’altra). Ricordo una mitica tre giorni a San Fedele in val d’Intelvi con tanta neve.

Ho fatto un paio di tre giorni a Varigotti con quelli di Milano e il mitico don Giussani che, devo dire con sincerità, non mi ha mai convinto più di tanto, essenzialmente per quel modo di parlare per allusioni, per non sensi in cui si smarriva il significato originario delle parole.

Ma proprio per quello è andato per la maggiore e, ad un certo punto, è stato imitato dalla maggioranza degli adepti creando quella che per me era la scuola della incomunicabilità (dopo il 68 con la fondazione di CL). Un altro che non mi piaceva, per le stesse ragioni, era il responsabile milanese della cultura, Gigi Negri che ad un certo punto entrò in seminario e da allora ne ha fatta di strada (adesso è il vescovo ultraconservatore di Ferrara, dopo essere passato da San Marino).

Nell’estate del 63 abbiamo fatto le vacanze estive a Livigno: dibattiti, passeggiate, goliardate (come quando mi hanno tagliato metà barba tenendomi sul letto a viva forza) e durante una di queste escursioni ho anche preso la prima e unica sbronza da superalcolici della mia vita.

Avevamo fatto una escursione in quota e ci ha preso un temporalone; siamo scesi di corsa e sotto l’acqua sino a quota 2000; lì ci siamo buttati in una baracca di legno, dopo aver comprato di tutto in un rifugio adiacente: grappa, brandy, cherry, whisky, kirsch. Sorsate a garganella e, ad un certo punto, quando l’alcol andava giù senza farsi più bruciare in gola, mi sono accorto che non riuscivo più a reggermi in piedi.

la messa di GS e la caritativa

La domenica mattina, alle 10:30 c’era la messa di GS a San Pietro Martire in via Carlo Alberto, con predica di don Vico e nel pomeriggio si faceva la caritativa.

Ci si trovava all’angolo tra via Cortelonga e piazza Trento a prendere il pulman e lì si andava a turno in una delle coree di Cinisello: Robecco, Cornaggia o Bellaria, dove si passava il pomeriggio a far giocare bambini di famiglie sottoproletarie in accordo con i preti delle nascenti parrocchie. La stessa cosa facevano i milanesi, che l’avevano inventata, nei paesi della bassa.

la squadra del raggio Hensemberger; io ho porto indegnamente la stella di capitano

Come si vede dalla foto qui a lato si facevano persino sfide di calcio. Questa è la squadra del raggio Hensemberger con tra gli altri (Refaldi, Calloni, Pellacini, Bertanza e Cereda). Gli altri me li ricordo ma non viene il nome.

lasciamoci così senza rancore ….

GS incominciava a virare pesantemente verso una impostazione totalizzante e di chiusura alla società moderna; inoltre si affacciavano le posizioni che, anni dopo, avrebbero portato all’appoggio alla DC, tra l’altro in alleanza con gli andreottiani, sponsor il lecchese Roberto Formigoni.

Facevo la III e ci fu un convegno, organizzato a Monza, contro il socialismo e il liberalismo che mi impressionò negativamente. Intanto io, dopo la messa di GS, comperavo l’edizione domenicale dell’Avanti sempre molto ricca di inserti storici e culturali e poi passavo alla cooperativa la Brianza pe la riunione dei giovani socialisti insieme all’amico Sem Cavalletti; da Milano veniva Felice Besostri a coordinarci. Oltre all’Avanti leggevo anche Politica, il settimanale della sinistra DC diretto da Giovanni Galloni, che avanzava proposte oggi impensabili, come la nazionalizzazione della industria farmaceutica. Era il 1964.

Da GS mi sono allontanato pian piano e sono stato per un po’ senza farmi vedere, sul finire della quarta superiore. Nell’aprile del 1965 mi sono riaffacciato ad un raggio convocato in occasione del ventennale della liberazione. Ero pieno di dubbi nei confronti della Chiesa istituzionale perché vedevo che il processo conciliare, nelle mani di Paolo VI, aveva subìto una battuta d’arresto e mi ritrovai Augusto Pessina che concluse quel raggio con parole che mi sono rimaste nella memoria: “io non li capisco i partigiani comunisti, perché se io fossi vissuto allora e non fossi stato cristiano, non avrei mai scelto di oppormi al fascismo“.

In quel momento capii definitivamente cosa fosse l’integralismo. Me ne andai da quel raggio e in GS non mi hanno visto più, ma nonostante quello, considero quella esperienza un momento importante della mia vita e della mia crescita personale e ripenso a quegli amici di allora con affetto e simpatia. E penso che, da questo scritto, lo si sia capito.


Ultima modifica di Claudio Cereda il 20 maggio 2024


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